L'ERBARIO MANCANTE

Lun, 06/11/2017 - Dom, 07/01/2018

E’ senza dubbio una mostra speciale, composta da dieci grandi opere.

 

La prima cosa che balza all’occhio è la similitudine degli argomenti trattati, le cose del quotidiano, manipolate in una sorta di arte “oggettuale”. Le cose, sono protagoniste della scena, siano giocattoli o fotografie, pannelli decorativi o strumenti di lavoro, piante ornamentali od altro. Non c’è intenzione narrativa ma la presenza dell’oggetto è la rivendicazione dell’oggetto stesso, non c’entra più l’idea dadaista del ready-made, qui le cose hanno valore per loro stesse e per l’intervento artistico che hanno subito. La loro è presenza totalizzante, lo spazio è saturo, completamente coinvolto e chiuso in sè stesso.

 

Se ci sono tra i due artisti molte somiglianze, ci sono altresì grosse differenze espressive, Luca Moscariello pittorico, ci conduce dentro a una sorta di entropia barocca, un viaggio all’interno del suo mondo di ricordi, Giacomo Cossio invece violenta gli oggetti, li manipola, è concreto in queste composizioni tridimensionali,  inserendo i sui elementi aggettanti in masse magmatiche di materiali inerti e colore, li cela e li rivela ad un tempo.   

 

Entrambi compiono un’ operazione di saturazione visiva riempiendo lo spazio pittorico o plastico in maniera totale, un horror vacui, specchio, del resto, di questo mare di informazioni che ci sballotta tra il vero e il falso senza distinzioni. Fanno rimando a questa società in cui viviamo e soprattutto, in cui vivono loro: non c’è più spazio per lo spazio, per il silenzio, per il largo respiro, per i paesaggi sereni, per il pensiero…

 

Il tema di questa esposizione, è metafora e denuncia della violenza psicologica e fisica che la nostra civiltà fa nei confronti degli umani e della natura.

 

Cossio  nel dipingere con colori violenti, artificiosi, innaturali, piante vere, non fa un atto vandalico, compie un operazione ben più tragica, si fa carnefice,  per denunciare la violenza quotidiana che operiamo sulla natura, le Piante  oppongono resistenza! Rigenerando nuove foglie e nuova vita,  dimostrano quanto sia forte la loro rivincita, un pronostico, un terribile augurio per il futuro: quando l’Uomo si estinguerà, la vita si riapproprierà della terra, peccato noi Umani non ci saremo!

 

 Paolo Conti Direttore della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Viadana